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Tagli illegali, deforestazione e corruzione, le piaghe della filiera del legno
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Nel decennio 2000-2010 si sono persi 110 milioni di ettari di foreste a livello globale, ma è in America del Sud e in Africa che si è registrata la maggiore perdita netta di foreste, rispettivamente con 4 e con 3,4 milioni di ettari annui. Anche l’Oceania ha subito una perdita netta, in gran parte dovuta alla grave siccità che ha colpito l’Australia a partire dal 2000. Le cause della deforestazione e del degrado delle foreste sono numerose, di tipo diretto (necessità di legna da ardere delle popolazioni locali, realizzazione di infrastrutture, esecuzione di attività estrattive, espansione della zootecnia e dell'agricoltura intensiva e prelievi di legname) e indiretto (connesse alla povertà ed alla rapida crescita demografica nei Paesi in via di sviluppo).
Purtroppo una consistente parte del legname importato in Europa arriva da fonti illegali (secondo il Parlamento Europeo il 20%) e in alcune parti del mondo tali pratiche sono fuori controllo (quasi l’80% del taglio delle foreste in Amazzonia è fuori legge o senza permessi di taglio).
    Il problema dei tagli illegali
La produzione illegale di legname è un problema di portata internazionale: è la principale causa di deforestazione e dei cambiamenti climatici (secondo l'IPCC il 25% delle emissioni di gas serra è dovuto alla degradazione delle foreste e alla deforestazione, quantificabili in un’emissione annua di circa 1,6 miliardi di tonnellate di Carbonio) e rappresenta spesso una forma di crimine organizzato, frequentemente collegata ad altre attività criminali che implicano corruzione, violenza e riciclaggio di denaro. Spesso i profitti di queste attività servono a finanziare guerre civili e acquisto d’armi, soprattutto in Africa.
A titolo di riflessione sul ruolo che ricopre la nostra società in questo contesto, si evidenzia che nel 2009 l’Italia è stata il principale importatore di legname d’Europa e il quarto al mondo.
Questo dato potrebbe far riflettere anche sull’importanza di aumentare l’approvvigionamento da fonti locali, per le conseguenti ricadute economiche (offerta di lavoro a ditte e maestranze locali; aumento della gestione e cura del territorio) e ambientali (ridotte emissioni del trasporto; minore impatto sulle risorse primarie tropicali).
    Impatto economico e sociale della deforestazione e dell'illegalità
La Banca Mondiale afferma che «la diffusione del legno illegale a basso costo rende impraticabile il miglioramento di pratiche di gestione forestale». E ancora che «i Paesi con foreste tropicali hanno continuato a tagliare su scala massiccia, spesso in forme illegali e non sostenibili». In molti Paesi tropicali, i tagli illegali sono pari a quelli autorizzati, mentre in altri l’illegalità è molto più diffusa.
La Banca Mondiale ritiene che i prelievi illegali di legname abbiano un valore di mercato di oltre US$15 miliardi l’anno e che siano responsabili della perdita di introiti di circa 10 miliardi di US$ per i Paesi in via di sviluppo, a cui si dovrebbero aggiungere ulteriori 5 miliardi di US$ per il mancato pagamento di tasse e royalties.

La presenza di legname di provenienza illegale sul mercato internazionale danneggia le imprese che invece operano legalmente. Le aziende di dimensioni industriali che necessitano di lavorare elevati quantitativi di legname, peraltro, non possono affrontare il rischio di non disporre, in maniera sicura e continuativa, di fonti di approvvigionamento di provenienza legale e sostenibile. Ciò si traduce nella scelta, da parte di queste aziende, di non fare attenzione alla provenienza del legname.
A ciò occorre aggiungere i danni economici e sociali per i paesi che devono sopportare il fenomeno non sono meno significativi: mancate entrate fiscali, progressiva sottrazione di una risorsa naturale fondamentale per l’economia interna e un generale peggioramento delle condizioni economiche del paese, migrazioni delle popolazioni indigene, perdite di saperi e tradizioni locali, di fonti alimentari complementari, di specie medicinali, di luoghi di significato religioso.

    Quanto costa l'illegalità nel sistema Italia?
Secondo la rivista Altreconomia, il valore dell'economia illegale in Italia si stima attorno ai 420 miliardi di euro l'anno (di cui 170 miliardi di euro l'anno viene prodotto dal sistema mafioso). La corruzione “vale” 60 miliardi di euro l'anno e l'evasione fiscale invece pesa per un mancato gettito di 50 miliardi di euro.
La filiera del legno ha sicuramente un ruolo marginale in termini di volumi d'affari complessivi, ma il fenomeno dell'illegalità incide fortemente in un tessuto imprenditoriale già provato da un valore della materia prima “legno” che è diminuito enormemente negli ultimi 40 anni.

    Il problema della contraffazione nella filiera del pallet

Anche il settore dei pallet (le pedane in legno utilizzate per il trasporto delle merci) è coinvolto e danneggiato dal fenomeno della contraffazione: sono frequenti i casi di riproduzione non autorizzata del marchio EUR-EPAL (un marchio che garantisce tra l’altro la qualità e sicurezza dei materiali utilizzati).

Questo fenomeno causa pesanti conseguenze dal punto di vista economico, sociale ed ambientale; conseguenze che ricadono sull’intera società, coinvolgendo sia le imprese che i cittadini. Un numero per tutti: la frode fiscale per l’erario è stimata in circa 400 milioni di euro all’anno.

Il pallet è quasi invisibile al consumatore, ma nonostante se ne parli poco fa parte a pieno titolo della storia di un prodotto - sia esso alimentare, edile o di cosmesi - e come il prodotto stesso è esposto ai rischi della contraffazione, alimentando un mercato nero dalle pesanti ricadute. Alcune ricadute negative di queste pratiche illegali sono ad esempio, il trasporto di prodotti alimentari su pallet precedentemente usati per la consegna di prodotti chimici, con conseguenti rischi sanitari per il consumatore; o incidenti nella movimentazione dei carichi siano causati da pallet non in regola, mettendo a repentaglio la sicurezza, e la vita stessa, dei lavoratori.

L’utilizzo di pallet etici ed ecologici, prodotti con legnami provenienti da filiere sostenibili da aziende che rispettano i diritti dei lavoratori e i dettami della normativa europea, permette un controllo più consapevole della filiera.

L’utilizzo di materia prima certificata FSC e PEFC, attraverso pratiche di riforestazione programmata, permette di trasformare il bosco da risorsa inutilizzata a fondamentale creatore di ricchezza e occupazione.

Palm, azienda leader nella produzione di pallet eco-sostenibili ed etici, su invito di Federlegno Arredo ha promosso la Giornata Nazionale Anticontraffazione lanciando l’allarme sul Pallet contraffatto.
 

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